STEFANO "ZIO" CHIAPPINI, UN DELFINO CAMPIONE D'EUROPA

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Malmoe, 31 ottobre 2021. La nazionale italiana di football americano si laurea per la terza volta nella propria storia campione d’Europa sconfiggendo la Svezia a casa loro per 14-41.
Terzo titolo dicevamo. C’è però una particolarità. Quello precedente era targato 1987. Basta questo per far capire la portata dell’impresa compiuta.
Tra le fila azzurre spiccavano due atleti dei GLS Dolphins Ancona. Nella nazionale svedese uno.
Partiamo dall’ultimo. Hugo Dyrendahl. Sconfitto, è stato il primo a congratularsi coi compagni di squadra vincitori. Adesso il secondo, Zac Quattrone. In difesa è stato essenziale per la vittoria del blue team e nel 2022 tornerà ad indossare la maglia dei Dolphins.
Soffermiamoci però su Stefano Chiappini, detto “Lo Zio”, senza che ce ne vogliano gli altri due.
Cresciuto nelle giovanili dei Dolphins prima di intraprendere un lungo viaggio in giro per l’Italia del football, la sua storia è davvero unica e particolare.
Stefano la domanda è scontata ma obbligatoria, cosa hai provato a diventare campione d’Europa:
«È stata la più grossa soddisfazione sportiva della mia vita. La vittoria che mi ripaga di tutti gli sforzi, i sacrifici e le delusioni subite in tutti questi anni di football americano. Ci sono stati anche momenti bellissimi, sia chiaro, ma con questa vittoria mi rifaccio ampiamente di tutte le delusioni passate».
Ne hai avute molte?
«Nonostante mi sia formato nei Dolphins ho giocato tutto sommato poco ad Ancona. Ho preferito girare l’Italia in cerca di vittorie e per stare con le amicizie che intanto mi ero formato. Nel secondo caso è sempre andato tutto bene. Nel primo no. Contrariamente a quello che molti pensano non mi sono mai mosso per soldi». Cosa non è andato bene quindi? «Ho perso tre finali scudetto con I Dolphins, due con i Warriors Bologna, una con i Rhinos Milano. Ho perso pure una coppa dei Campioni. Era ora di vincere una finale. Infine, tutti gli infortuni subiti e patiti nella mia ormai lunga carriera».
Tu sei nato a Frosinone vero? Parlaci un po’ di te
«Sono nato a Frosinone il 16 ottobre 1984 ma all’età di 9-10 anni mia madre si trasferì per lavoro nel maceratese. Risiedo ancora li e per quanto vada orgoglioso delle mie origini mi sento in tutto e per tutto maceratese». Dove risiedi di preciso? «A Piedi Ripa».
Come è nata la passione per il football?
«Volevo seguire le orme di mio fratello Fabrizio, anche lui per anni nazionale di football. E così mi iscrissi alle giovanili dei Dolphins Ancona».
Dopo tanto pellegrinare dal 2020 sei tornato alla base…
«Sì e ci resterò. Dopo oltre 20 anni di carriera e più di 200 partite è ora di restare a casa, in famiglia. Macerata è Macerata e i Dolphins per me erano, sono e resteranno sempre i Dolphins. Ho ricevuto diverse offerte ma non ho la minima intenzione di spostarmi mai più, Qua mi sento a casa».
Durante la finale di Malmoe hai avuto paura di perdere anche quella?
«Abbiamo chiuso il primo tempo in vantaggio di 34-0, dominando sotto ogni punto di vista. Eppure sì, la paura che qualcosa potesse andare storto e potessimo perdere anche questa finale ogni tanto c’era. Ma questa volta tutto è filato liscio ed abbiamo vinto bene e meritando».
Hai ricevuto molti premi e congratulazioni vero?
«I giornali locali mi hanno intervistato tutti. Quelli nazionale anche. Alcuni chiaramente. Poi mi ha premiato il Coni maceratese e sono arrivate lettere ed email di congratulazioni ed encomi da parte di molte delle più importanti autorità politiche e sportive regionali». Antonio Bomba (Responsabile Comunicazione GLS Dolphins Ancona)