PETRILLI E ROTELLI CI RACCONTANO I MONDIALI DI FLAG FOOTBALL

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Per chiudere bene l’anno i GLS Dolphins Ancona rendono omaggio a tutti quegli atleti che nel corso del 2021 hanno tenuto alto il nome della franchigia dorica rappresentando la nazionale ai più alti livelli europei e mondiali.
Iniziamo dunque con Valentino Rotelli e Riccardo Petrilli che ai primi di dicembre con la nazionale azzurra di flag football hanno compiuto un vero e proprio miracolo giungendo quarta ai mondiali di Gerusalemme.
Giappone Italia 35 a 41 e un 48 a 27 inflitto alla Svizzera al primo giorno. 48 a 21 al Brasile e 48 a 38 alla Danimarca il secondo sono valsi l’accesso ai quarti di finale.
Al primo turno da dentro o fuori gli azzurri hanno battuto l’Austria 27 a 24 assicurandosi così la semifinale, unica europea a raggiungere tale traguardo.
Peccato che le nordamericane fossero troppo forti per tutti. Persa la tiratissima semifinale per 36 a 35 col Messico prima e la finalina per il terzo posto poi contro Panama per 40 a 45. Pazienza. L’impresa dei ragazzi di coach Giorgio Gerbaldi resta. Tutte sconfitte onorevoli e per pochi punti a testimonianza del buon lavoro fatto dall’inizio alla fine della manifestazione.
Ecco comunque come Valentino Rotelli (che con i suoi 19 anni era il più giovane della nazionale e forse di tutte le nazionali, trovare dati in merito è molto difficile) e Riccardo Petrilli hanno vissuto l’avventura in terra santa.
«È stata un’esperienza fantastica» Sono le prime Parole di Valentino Rotelli. Che poi prosegue: «Stare in mezzo a persone del genere. È un’esperienza assolutamente da rifare. Essere il più piccolo in una nazionale di fenomeni e campioni d’Europa è una immensa soddisfazione. Se non ero addirittura il più giovane di tutto il mondiale poco ci mancava. Davvero non saprei cosa altro dire od aggiungere. Grazie a chi mi ha permesso di farne parte». Piaciuta la città? «Purtroppo non abbiamo visto nulla. Causa covid vivevamo in albergo e ci spostavamo solo per le partite. Quindi non ho potuto vedere Gerusalemme e Israele tutta se non qualcosa dal finestrino del pullman».
Ecco invece il racconto di Riccardo Petrilli «Esperienza fantastica. Era la prima volta che rappresentavo in una competizione finale la nazionale italiana. Abbiamo ottenuto un risultato incredibile perdendo di un solo punto con il Messico in semifinale. Siamo stati la prima europea. Non ci sono parole». «La cosa più bella –va avanti Petrilli- è stato il gruppo che si è venuto a formare. Il gruppo è stata la cosa migliore come l’atmosfera. Abbiamo potuto conoscere gente che veniva da tutto il mondo. C’era competizione ma anche fratellanza. Tutti atleti dello stesso sport. Tutti giunti a Gerusalemme con lo stesso obiettivo. Purtroppo non abbiamo potuto visitare per bene la città essendo tutti in bolla e questo mi dispiace. Ma causa norme anti covid non si poteva fare molto di più». Il segreto del risultato raggiunto? «La voglia di vincere e la voglia di dimostrare di essere all’altezza. Vedi le vittorie su Danimarca e Austria quotatissime alla vigilia del torneo. Eravamo quindici ragazzi tutti motivati a fare bene e a lottare l’uno per l’altro. Poi vince chi fa meno errori. Mi resta il rammarico di non aver potuto giocare la semifinale causa infortunio alla caviglia. Ma è andata così e non posso farci niente, tantomeno tornare indietro. Magari sarebbe andata in modo diverso. Chissà. Ma questo è solo il mio pensiero».