L'INCREDIBILE STORIA DI BRUNETTI PADRE E FIGLIO

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Giornate speciali sono caratterizzate da storie speciali. E le storie speciali hanno come protagonisti persone speciali.
Sabato 9 novembre per la prima volta nella loro storia i GLS Dolphins Ancona si ritroveranno a dover giocare due partite in un giorno al Nelson Mandela. L’under 16 alle ore 16. L’under 19 alle ore 20. Entrambi gli incontri vedranno come avversari i rispettivi pari età delle Aquile Ferrara.
Ed è qui che entra in scena il protagonista di questo articolo. Luca Brunetti, 53 anni, dal 1983 una colonna delle Aquile. In campo prima e nella sideline poi. Oggi è parte integrante dello staff dell’under 19 dorica. Assistant coach per gli special team, oltre ovviamente a tutte le varie ed eventuali. Il figlio, Samuele Brunetti, invece, formatosi nelle Aquile dopo cinque anni tra flag e tackle, è uno dei giocatori di punta della under 16 delfina.
Ma come sono giunti ad Ancona? Ce lo spiega lo stesso Luca Brunetti «E’ una storia incredibile lo capisco. Tutto ha origine nella prima vera di questo anno. Amichevole tra le under 16 dei Dolphins e dei Buccaneers Comacchio, questi ultimi rimpinguati da alcuni ragazzi di Ferrara. Presente c’era anche mio figlio».
Ebbene? «Nel corso della giornata Samuele entra in contatto col supervisor coach dei Dolphins Rik Parker e ne resta estasiato. Chiede, si informa, apprende, si fa consigliare. Di getto gli viene l’idea di trasferirsi nelle giovanili dei Dolphins per completarsi».
Quindi? Fatta così. «Non proprio. Questo è solo il primo tassello».
Cosa altro è successo poi? «Poi gli eventi hanno fatto il loro corso. Resto senza lavoro e mano a mano inizio a capire che forse è ora di cambiare un po’ tutto. Trovo un’offerta di lavoro ad Ancona. Allora chiedo ad allenatori e dirigenti Dolphins se c’era la possibilità di entrare nel loro coaching staff e se nelle giovanili c’era posto per Samuele. Una cosa ha chiamato l’altra, accetto il lavoro e prendo la decisione di trasferirmi. Mano a mano l’intera famiglia mi ha raggiunto».
Immaginiamo non sia stato facile «No. Ma è una di quelle esperienze che se non provi a fare non puoi capire davvero come possa andare a finire. Ci vuole una buona capacità di adattamento e tanto tanto coraggio. Non chiamerei tutto questo pazzia. Alla fine stiamo tutti bene qua e siamo consci di aver fatto la scelta giusta».
Eri alle aquile dal 1983 «Sì. Ho giocato con loro fino al 1997. In mezzo una parentesi di due anni ai Phoenix San Lazzaro. Poi sono stato nel coaching staff. Anche li ho ricoperto un po’ tutti i ruoli e ho lasciato le Aquile solo per fare due anni ai già citati Buccaneers e uno ai Titans Forlì».
Quella di oggi sarà dunque una giornata speciale «Inutile negarlo. Sono colto da mille emozioni e sentimenti. Tanti ricordi. Conosco tutti e ho ottimi rapporti con tutti. Siamo amici. Ma sono certo che dopo i primi minuti tutto passerà e tornerò lucido e pronto a fare del mio meglio per portare a casa la vittoria».
E Samuele? «Stessa cosa. E’ molto emozionato. Quando torniamo dai parenti a Ferrara esce sempre con quelli che oggi saranno i suoi avversari. Si sentono tutti i giorni. Ma sono certo che anche per lui, una volta rotto il ghiaccio, tutto passerà e farà di tutto per vincere la partita. Come è giusto che sia. Per il resto è anche lui molto contento della scelta fatta. Si è subito integrato con i ragazzi di Ancona e gli piacciono sia i posti sia la mentalità sportiva che ha trovato nei Dolphins».