U19: ANALISI DEL GIRONE DI ANDATA DA PARTE DELL'OC LORIS AQUINATI

thumbnail

Con la prima bye week della stagione e tre partite su sei di regular season già disputate, è tempo dei primi bilanci in casa GLS Dolphins Ancona, sezione under 19. Cominciamo queste analisi con l’offensive coordinator della giovanile delfina, Loris Aquinati
Loris un giudizio rapido su questa prima parte di stagione.
«Cominciamo con il dire che perdere non piace a nessuno e dunque questo inizio di stagione è stato molto soddisfacente. I punteggi con cui abbiamo sconfitto alcuni nostri avversari sono andati oltre ogni più rosea previsione di inizio campionato. Però la under 19 a mio modo di vedere è formativa e dunque, fuori dal risultato, esiste anche un processo di formazione dei ragazzi».
Su questo campo qual è il giudizio?
«E’ a mio modo di vedere ancora più soddisfacente dei risultati stessi. Siamo riusciti a sopperire alla grande alla perdita dei ragazzi fuoriusciti causa limiti di età. Il blocco storico cresce e aiuta gli altri a fare altrettanto. Abbiamo gente che si allena solo da fine agosto e che vediamo progredire di allenamento in allenamento e di partita in partita. Sono grandi soddisfazioni».
Qualche nome nello specifico?
«No. Non mi piace farli. Ognuno aiuta l’altro e ognuno progredisce al meglio in base alle proprie possibilità. L’applauso è corale. Per tutto il gruppo».
Qual è il segreto per ottenere questa determinazione?
«Personalmente ho parlato con loro. Ho detto a tutti coloro che dal prossimo anno per limiti di età non potranno più giocare in under 19 che questo per loro è l’ultimo anno per formarsi e diventare giocatori di football in tutto e per tutto. Sono molto soddisfatto del fatto che i più esperti inculchino una mentalità lavorativa, e quindi vincente, ai più giovani: Sull'importanza degli allenamenti, degli schemi, la palestra, la visione continua dei filmati. Su tutto insomma».
Passiamo ora al tuo campo specifico, l’attacco. Cosa ti è piaciuto del settore offense?
«E’ il mio terzo anno da offensive coordinator. Di base useremmo una spread offense, senza però disdegnare il power football. Ma a mio modo di vedere le squadre giovanili devono essere una palestra che mette alla prova i ragazzi in qualsiasi situazione. Un bagaglio formativo che deve essere più completo possibile. Per questa ragione lanciamo, corriamo, i blocchi sono di ogni tipo. La formazione deve essere completa, con concetti molto classici come innovativi. E questo lavoro ritengo stia avvenendo bene. Molti dei ragazzi hanno già un ruolo da titolare in prima squadra. E non solo».
Cioè?
«Abbiamo deciso che un po’ tutti devono avere minimo due ruoli. Questo, come ripetevo prima, per aumentare la formazione del ragazzo e per non fargli trovare alcuna strada chiusa in prima squadra. I ragazzi cambiano di peso, altezza, qualsiasi cosa. Non è detto che un ruolo in cui eccellono oggi sia buono tra quattro anni. E viceversa. Ognuno deve saper fare più di una cosa. E anche sotto questo punto di vista vedo un lavoro che da i suoi frutti».
Sino ad ora tutto rose e fiori e tante carote. Qualche bastone?
«Ma più che ai ragazzi alle situazioni contingenti che si sono create. Abbiamo perso pochi ragazzi ma in ruoli chiave. I nuovi danno tutto ma l’esperienza si acquisisce con il tempo. Ci vorrà un po’ e toccherà anche a noi del coaching staff trovare la maniera di farli rendere tutti al massimo».
In conclusione? «In conclusione ritengo che vincere dipende da mille fattori, alcuni incontrollabili. Essere preparati ed allenati a tutto dipende solo da noi stessi ed è il miglior viatico per farsi trovare pronti e sfruttare ogni occasione».